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Paul is Dead
Scritto da Gaspare   
domenica 02 novembre 2008

PID, “The Paul is Dead Controversy”: La leggenda della morte di Paul McCartney.

Era la fine degli anni ‘60 e i fan più accaniti dei Beatles iniziarono a parlare e cercare notizie della presunta morte di Paul McCartney avvenuta nel 1966, cercando di trovare indizi lasciati dai superstiti Beatles nei loro album, nelle canzoni, nelle foto. In tempi più vicini a noi, internet ha ripreso la diatriba e al solito ha ingigantito la storia.

Pur non volendo entrare nel merito, la cosa mi ha affascinato: non tanto perché io ci creda. Quindi non mi messaggiate di insulti tipo “Gaspare te sei rincojonito!!!” . Chiarisco: Io non ci credo, la mia tesi è che sia uno scherzo fatto dai 4 di Liverpool per attirare ulteriore attenzione mediatica su di loro. Piuttosto io ritengo che i Beatles avessero bisogno di un leit-motiv, un tormentone per riempire le loro lacune artistiche. Mi spiego meglio? Paragonate i testi dei Beatles a chiunque dei maestri di quel periodo e vedrete che non sono nulla al confronto. Yesterday??? Nanananana far away?? Ma andate a cagare. Dal 1966 invece i 4 hanno iniziato a scrivere in codice riguardo questa presunta morte. Facile quindi riempire le canzoni di citazioni e allusioni creando testi sghembi e al limite del nonsenso, facendone addirittura un immaginario e un marchio di fabbrica.

Inizio la storia. Nel 1969 un DJ a Detroit riceve una telefonata anonima riportante il seguente sconvolgente messaggio: Paul McCartney è morto nel 1966 in un incidente d’auto. All’uscita dello studio di registrazione, dopo un litigio con gli altri 3 e i produttori, prende la sua auto e si dirige verso casa. Raccoglie una autostoppista, Rita. Questa quando lo riconosce non si trattiene dalla gioia. Nella concitazione Paul non vede un semaforo rosso e si schianta su un albero fracassandosi la testa. Lui e la ragazza muoiono. L’entourage dei Beatles accorre sul luogo, e invece che dichiarare la morte (e sconvolgere il mondo), decidono di tenere in segreto la storia e di assumere un sosia (un tale William Campbell, irlandese, di cui non si hanno notizie da allora). I 3+1 Beatles avrebbero da allora continuato la loro favolosa carriera senza intoppi, tuttavia iniziando a lasciare indizi nella loro opera artistica. I fans stanno tuttora setacciando dischi e testi alla ricerca delle eventuali prove.

Cazzata o no, questi indizi sono migliaia e alcuni molto singolari. È possibile confutarne molti, ma stiamo al gioco e vediamo. Ne ho scelti alcuni, tra i tanti e divise in tre categorie.

  • Nelle vicende del gruppo

La band è inattiva e non si registrano apparizioni nel periodo post incidente.

La compagna di allora di Paul, lo lascia qualche tempo dopo senza dare spiegazioni. Come a dire “io col sosia non ci sto”.

I Beatles non hanno più suonato dal vivo dopo quella data.

In un intervista Harrison disse che Paul non lo poté aiutare nella scrittura di Taxman. In quel periodo non poteva. Perché? Stava ancora studiando o sotto i ferri di un chirurgo plastico?

Una video ritrae Paul che suona con la destra (era mancino).

Altre vicende e allusioni avvicinano i Beatles al mondo del satanismo e dell’occultismo. Vedere le storie legate al mago Aleister Crowley e a Charles Manson. Tutto fa parte del mito e della Beatlemania. Ma questa è un’altra storia.

Dal 1966 i Beatles cambiano modo di vestire, i loro testi spensierati e positivi diventano macabri, neri, esoterici, con continui riferimenti alla morte e a incidenti.

  • Nelle copertine degli album

The Butcher Cover

La copertina del macellaio, dell’album Yesterday and Today. Paul è quello al centro, con solo due denti in vista (sfigurato bell’incidente, avrebbe perso i denti), e due bambole senza testa sulle sue spalle e una dentiera sul braccio. La copertina fu cambiata in quanto troppo cruda (in tutti i sensi ) e sostituita in un'altra in cui Paul sembra essere in una bara.

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La copertina del Macellaio – The Butcher Cover


 

 

 

 

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Un’automobile sembra andare verso Paul


Paul nella bara


 

 

 

Magical Mistery Tour

Nella copertina ogni beatle porta la maschera di una animale, difficile capire chi indossa cosa. Uno degli animali è un tricheco, apparentemente presagio di morte per gli eschimesi, che non iniziano una missione di caccia se ne avvistano uno all’inizio di un viaggio. Indovinate chi può essere … In realtà il tricheco è un riferimento al tricheco di Alice nel paese delle meraviglie (è quello che piange mentre mangia le ostriche, come a dire mi dispiace di ciò che faccio, ma continuo). In realtà in una altra sua canzone, Lennon riprese questo tema, e scherzando sul fatto che si cercassero questi indizi canta: Il tricheco è Paul.

Alcune immagini che appaiono nell’ album:

 

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La testa di Paul sembra rotta

Una mano sopra la testa, simbolo di morte


 

 

 

 

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I was, o I was you. Con bandiere inglesi a lutto

Love the 3 Beatles


 

 

 

 

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Paul è l’unico con il fiore nero

La foto ribaltata sembra un cranio – paura eh??


 

 

 

The White Album

La copertina è bianca, quindi pochi indizi. Nel disco però ci sono parecchie foto e immagini macabre.

 

 

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Il presunto sosia

Il cadavere di Paul?

 

 

 

 

Abbey Road

La copertina sembra una processione di un funerale. Il primo è il prete, poi c’è il l’agente funerario, Paul è il defunto ovviamente (è senza scarpe), e l’ultimo è il tombarolo.

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Sgt. Peppers Lonely Heart Club Band

Tutta la composizione sembra un funerale: il funerale di Paul a cui assistono i 3 rimasti (sorreggono una sagoma, come sembra più evidente dal retro della copertina) e da una folla di personaggi famosi , di cui molti deceduti di morte violente o misteriose. Ho scelto alcuni indizi

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1 - Shiva, la distruttrice, statua usata nei funerali induisti
4 - Una mano posta sopra la testa di una persona defunta è un elemento ricorrente in culture orientali
7 - La scritta, correttamente ribaltata mostra one IX he die (9 novembre lui muore). 
 2 - Paul è l’unico ad avere in mano uno strumento non in ottone. Il suo strumento in ottone è a terra. 5 - Composizione di fiori gialli (colore di morte in alcune culture orientali) a forma di basso mancino, lo strumento di Paul. Ci sono solo tre corde, ovvero i tre Beatles rimanenti.

8 - Foto di un trofeo vinto da Paul, lasciato in ricordo sulla tomba


 

 3 - S aggiuntiva che cambia la scritta con i fiori in BeatlesS: come a dire less/senza, senza il basso, LesPaul di Paul appunto.  6 - Guanti da autista insanguinati  9 - Bambola con la testa spaccata, come nell’incidente di Paul

  • Nei Testi

Il Sergent Pepper dell’omonimo album si chiama Billy Shears (Billy is here - Billy è un soprannome per William, il sosia). Nel testo troviamo: “I need somebody to love, I need anybody” - mi serve qualcuno da amare, mi serve chiunque. Nella seconda canzone, With a little help from my friends, sembra come che il nuovo Paul stia ancora studiando e che gli serva aiuto per farcela. In un'altra canzone si fa riferimento a una Rita, come la ragazza dell’incidente (“I took her home and I nearly made it” – l’ho portata a casa e ce l’ho quasi fatta). Negli altri testi ci sono continui riferimenti a un incidente alle 5 del mattino, mercoledì.

Nel pezzo finale A day in the life, Lennon canta: “ha perso la testa in macchina, un folla stava lì e guardava, l’avevano già visto ma non erano sicuri”, e anche “non si è accorto che la luce del semaforo era cambiata”.

Nella traccia fantasma si sente: “Non c'era altra soluzione”, e sentita al contrario “Tornerà Paul a essere un superuomo?”.

Strawberry Fields Forever: nel finale della canzone si sente: “I buried Paul - ho seppellito Paul”.

In I am so tired si sente “Paul is a dead man”.

In Revolution n.9 si sente: “Turn me on dead man”. E nel collage di suoni c’è anche il rumore di un incidente stradale.

In Got to Get You Into My Life il testo dice “andai a farmi un giro, non sapevo cosa avrei trovato”.

In Eleonor Rigbie si parla di un funerale a cui non viene nessuno.

In Don't Pass Me By Ringo canta: “you were in a car crash and you lost your hair” ("hai avuto un incidente d'auto e hai perso i capelli", o la testa?

Yellow submarine: “si, è morto, ti abbiamo amato”



Insomma qual è il punto di questa storia. Personalmente penso sia stata solo un ulteriore cassa di risonanza e prova dell’attaccamento che avevano verso i fans, e del richiamo della band sui giornali. Che ci crediamo o meno, il fatto è che i Beatles sono stati soprattutto un oggetto mediatico, puro POP. Non voglio sminuire il loro operato, ma era pop, e intendo fatto in principalmente in studio e per finire soprattutto sulle copertine e nelle radio, e non negli stadi o in concerti. I “Fabfour” avevano una ottima produzione alle spalle, si potevano permettere arrangiamenti di cui gli altri non disponevano. Potevano quindi prendere quanto di meglio c’era nel mondo musicale dell’epoca e rifarlo per l’ascolto delle ragazzine e del pubblico mondiale. Ma soprattutto erano icone, idoli per i media, delle superstar. Ogni cosa che facevano e dicevano, ogni scatto, ogni parola era oro per i giornali e le masse. Sono serviti ad addormentare un ambiente che stava diventando troppo caldo, a fare credere ribelli qualunque teenager dell’epoca senza tuttavia ribellarsi a niente. Erano i campioni dello status quo e della conservazione. Hanno solamente ripreso motivetti e canzoni come si facevano da secoli. Ma soprattutto, a quel epoca si capì come la musica e lo spettacolo potessero rincoglionire la gente. Invece che proibire, la furbizia fu di spingere su modelli puliti e innocui che portavano semplicemente consumo e disinteresse verso i problemi. In giorni in cui la gente scendeva nelle strade contro il Vietnam, per i diritti delle minoranze, e per un diverso approccio verso il sistema e la società, i Beatles portavano un illusoria ventata di cambiamento, in realtà allontanando la gente dalle strade e dai luoghi dove si iniziava a parlare di rivoluzione. Ai negri e ai cantautori e ai gruppi che parlavano di cambiamento, si trovò una valida alternativa con i 4 di Liverpool, con le loro facce da cazzo e i testi senza senso. Dice, i Beatles cantavano della vita quotidiana della gente. Secondo me non c’avevano niente da raccontare, anzi in mancanza di ispirazione tutto faceva comodo.

Valerio Gagliardi





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